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Sette anni a Dell'Utri - Il video della sentenza. Lui: 'Sentenza pilatesca. Mafia? Mangano il mio eroe'
29 Giugno 2010

Scicli ScicliPress altrainformazione.com Dell'Utri Berlusconi mafia politica patto 92 forza italia

Il senatore Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni di reclusione dai giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo, per concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado al parlamentare del Pdl erano stati inflitti nove anni di reclusione. La corte, riformando la sentenza di primo grado, ha invece assolto Dell'Utri limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoca successiva al 1992 perchè «il fatto non sussiste», riducendo così la pena da nove a sette anni di reclusione. I giudici della seconda sezione della corte d'appello hanno infine dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell'altro imputato, Gaetano Cinà, che frattanto è deceduto. La sentenza è stata pronunciata dopo sei giorni di camera di consiglio. Il Pg Antonino Gatto aveva chiesto la condanna di Dell'Utri a 11 anni di reclusione.

"SENTENZA PILATESCA" Una «sentenza pilatesca»: così il senatore Marcello Dell'Utri ha commentato in una conferenza stampa a Milano la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che lo ha condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. «Hanno dato un contentino alla procura palermitana - ha detto - e una grossa soddisfazione all'imputato, perchè hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi». Marcello Dell'Utri lo aveva detto in passato e lo ha ripetuto oggi: «Vittorio Mangano è stato il mio eroe». Spiegandolo ai giornalisti che lo hanno incontrato per un commento sulla sentenza della Corte d'Appello che lo condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ha citato anche i fratelli Karamazov, quando Andrej viene presentato come un furfante ma eroe. «Era una persona in carcere, ammalata - ha detto - invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. È stato il mio eroe. Io non so se avrei resistito a quello a cui ha resistito lui».

RISCHIO PRESCRIZIONE Sia il procuratore generale Antonino Gatto sia i difensori di Marcello Dell'Utri, subito dopo la lettura della sentenza hanno parlato della possibilità che la condanna a sette anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa possa cadere in prescrizione. I giudici della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo hanno infatti condannato il senatore del Pdl limitatamente alle contestazioni precedenti al 1992. I calcoli relativi alla prescrizione sono estremamente complessi e vanno rapportati ai singoli episodi. La Corte avrebbe potuto applicarla d'ufficio, cosa che però non è avvenuta. I legali di Dell'Utri hanno già annunciato che prima di valutare i termini di un'eventuale prescrizione faranno ricorso in Cassazione, mentre il Pg Antonino Gatto ha detto che per il momento non ci vuol pensare, ammettendo implicitamente che il rischio prescrizione esiste.

LEGALE: PIETRA TOMBALE SU TRATTATIVA «Con questa sentenza si mette una pietra tombale sulla presunta trattativa tra Stato e mafia durante il periodo delle stragi. Quello che ha detto Spatuzza non è stato evidentemente preso in considerazione come voleva l'accusa». Lo ha detto l'avvocato Nino Mormino, legale di Marcello Dell'Utri, sottolineando che la corte ha assolto il suo assistito per le condotte contestate in epoca successiva al 1992, escludendo cioè qualunque «patto» tra lo Stato e Cosa Nostra subito dopo le stragi.

"CORTE CONDIZIONATA DALLA STAMPA" «C'è stata una vera campagna di stampa tale da condizionare la Corte. Non si è mai vista una Corte fare un comunicato stampa». Lo ha detto l'avvocato Pietro Federico, uno dei legali del senatore Marcello Dell'Utri, condannato in appello a sette anni per Concorso esterno in associazione mafiosa. «L'appello è stato trasformato in un campo di battaglia - ha aggiunto l'avvocato Federico - è stato alquanto irrituale leggere oltre al comunicato della Corte anche quelli dell'Associazione nazionale magistrati e dell'Ordine degli avvocati».

"CADUTE ACCUSE DI SPATUZZA" Per l'avvocato Pietro Federico l'assoluzione di Marcello Dell'Utri dalle accuse contestate dal 1992 in poi dimostrano che «tra il senatore e i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, non ci sono stati rapporti». Commentando la sentenza del processo di appello al senatore Dell'Utri, l'avvocato Federico aggiunge: «dal '92 in poi sono stati smentiti tutti i collaboratori di giustizia, ci auguriamo che il principio adottato dalla Corte per arrivare a questa sentenza sia applicato nel prossimo giudizio della Cassazione anche al periodo antecedente al '92, che presenta numerose contraddizioni».

"CANCELLATA STAGIONE POLITICA" «Attenendiamo di conoscere le motivazioni ma da una prima analisi si può affermare che la sentenza cancella la stagione politica». È il commento di Giuseppe Di Peri, uno degli avvocati del collegio difensivo di Macerllo Dell'Utri. «Si tratta di un dato significativo visto che di questa seconda parte del processo facevano parte anche e soprattutto le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza - aggiunge il legale - . I giudici hanno evidentemente ritenuti sussistenti i rapporti fra Dell'Utri e Vittorio Mangano e le tangenti per le antenne televisive e le estorsioni ai danni dei magazzini Standa». Alla domanda se il legale avesse già sentito telefonicamente il suo assistito, Di Peri risponde: «non ci siamo ancora parlati ma sono certo che sarà amareggiato». Sulle mosse future della difesa l'avvocato conclude: «attendiamo di conoscere le motivazioni su cui lavorare per il ricorso in Cassazione. Restano anche da valutare i tempi di prescrizione dei reati».

"NON POSSIAMO ESSERE CONTENTI" «Non possiamo essere contenti di fronte a una condanna di sette anni, certo altri possono essere soddisfatti perchè è caduta tutta la parte 'politicà del processo. Questo ovviamente avrà refluenze su altri processi, quelli per le stragi di mafia e sulla presunta trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra». Lo ha detto l'avvocato Giuseppe Di Peri, uno dei legali del senatore Marcello Dell'Utri (Pdl) condannato in appello a Palermo, a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha condannato il senatore per i fatti contestati dall'accusa, antecedenti al 1992, mentre lo ha assolto per quelli successivi al 1992, periodo durante il quale si riferiscono episodi collegati all'attività politica di Dell'Utri, tra i fondatori di Forza Italia«.

BONDI: SPERO NELLA CASSAZIONE «A parte la profonda amarezza per la decisione dei giudici d'appello sul caso di Marcello Dell' Utri, l'unico commento positivo in questo momento è la speranza che la cassazione riaffermi che l' Italia è la patria del diritto». Lo afferma Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl.

PG: STUPITO, ASPETTO MOTIVAZIONI «Vedremo quali sono le motivazioni. Sono stupito. In pratica le cose dette da Spatuzza e l'intero impianto accusatorio che pure era ben piantato su questo punto non è stato preso nella giusta considerazione». Lo ha detto il pg Nino Gatto commentando la sentenza con cui Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni, escludendo però i fatti commessi dopo il 1992. «Non è vero tra l'altro - ha aggiunto - che Filippo Graviano ha smentito Gaspare Spatuzza, anzi ha confermato alcuni episodi. Invece Giuseppe Graviano stava male e non ha voluto rispondere. Bisogna capire perchè la corte ha deciso di eliminare la 'stagione politicà da questo processo. In ogni caso sono sempre possibili ulteriori indagini. Non voglio pensare alla prescrizione, non ci ho mai pensato. La difesa valuterà se esistono i termini».

LI GOTTI: DA SENTENZA LUCE SINISTRA SU FORZA ITALIA «La Corte di Appello di Palermo, conferma, dopo una lunga camera di consiglio, l'impianto accusatorio secondo cui il senatore Dell'Utri, braccio destro ed operativo di Silvio Berlusconi, ebbe contatti stabili, ossia per nulla occasionali, con Cosa Nostra sino al 1992, l'anno delle stragi. La sentenza non costituisce, peraltro alcuna smentita dell'attendibilit… di Gaspare Spatuzza, in quanto, ai sensi dell'articolo 195 del codice di procedura penale, le dichiarazioni di Spatuzza avrebbbero potuto assumere il rango di prova solo se confermate dalle persone da cui aveva appreso il coinvolgimento di Dell'Utri e Berlusconi». Commenta cos la sentenza d'appello a Marcello Dell'Utri il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Giustizia al Senato. «I due boss Graviano, non venendo meno al loro ruolo di irriducibili, non avevano confermato le dichiarazioni di Spatuzza, con la conseguenza di rendere non valutabile come prova le sue dichiarazioni. Questa sentenza, pur se ancora ovviamente non definitiva, getta una luce pesantemente sinistra sulla stessa nascita della nuova formazione politica di Forza Italia, la cui genesi Š datata in Sicilia nel 1992. Dobbiamo a questo punto chiederci quali siano i contorni e lo spessore della pagina nera che inaugur• la seconda repubblica. Il futuro - conclude il senatore Li Gotti - potr… darci le risposte agli interrogativi che alla luce della sentenza odierna massicciamente inquietano».

LABOCCETTA: "GIUDICI NON HANNO AVUTO CORAGGIO" «La Corte d'Appello di Palermo, con la riduzione della pena a sette anni nei confronti del Senatore Marcello Dell'Utri, ha dimostrato di non aver avuto il coraggio di assolvere un innocente». Lo dichiara Amedeo Laboccetta, deputato napoletano del PdL, componente del direttivo a Montecitorio e membro della commissione Antimafia. «È come se avessero scritto: 'vorremmo ma non possumus'. Evidentemente - sottolinea in una nota - le pressioni esercitate sui giudici palermitani dal network politico - mediatico- giudiziario hanno prodotto i loro effetti. Ora tutto il PdL ha l'obbligo morale e politico di fare quadrato attorno all'amico Marcello Dell'Utri, sottoposto ad un calvario senza precedenti. Mi auguro - sottolinea il deputato - che in Cassazione possano prevalere le ragioni della Giustizia e che l'innocenza di Marcello Dell'Utri possa essere riconosciuta per porre fine ad una vicenda giudiziaria e personale che si trascina da troppo tempo e con la quale si tenta di avvelenare il clima politico del nostro Paese. Gli Italiani onesti sono tutti con Dell'Utri», conclude Laboccetta.

CONDANNATO A PAGAMENTO PARTI CIVILI I giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo, hanno anche condannato il senatore Marcello Dell'Utri, al quale sono stati inflitti sette anni di reclusione, per concorso esterno in associazione mafiosa, al pagamento delle spese sostenute dal Comune e dalla Provincia di Palermo che «si liquidano per ciascuna di esse in complessivi sette mila euro». La corte ha inoltre indicato in 90 giorni il termine per il deposito della sentenza.

DI PIETRO: SPERIAMO NON DIVENTI MINISTRO «Anno pi—, anno meno, il fatto resta quello che Š, ossia che Marcello Dell'Utri ha avuto rapporti penalmente rilevanti con la mafia. Speriamo che Berlusconi adesso non faccia ministro pure lui». È il commento del Presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, alla condanna di Marcello dell'Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa pronunciata della Corte di Appello di Palermo.

QUAGLIARELLO SOLIDALE «Da una Corte che ha ammesso in un pubblico dibattimento i deliri di Spatuzza sui suoi incontri al bar Doney non ci si poteva aspettare molto di diverso, anche se i teoremi dell'accusa sembrano uscire ridimensionati da questo giudizio». Così Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato, commenta la sentenza d'appello su Marcello Dell'Utri. «Attenderemo ora le motivazioni della sentenza - prosegue - per capire su quali elementi i giudici abbiano fondato il loro giudizio, e se intendano assecondare il sorprendente invito a farsi estensori di un pronunciamento di natura 'storicà. Il fatto che un procuratore generale abbia sollecitato una sentenza non per stabilire se una persona abbia violato o meno il codice penale in base a prove e riscontri, ma per riscrivere una pagina di storia del Paese e contribuire ad aprirne delle altre, in una democrazia matura dovrebbe essere visto come sintomo di una profonda patologia, e destare indignazione». «Tutto questo - prosegue Quagliariello - non pu• passare come un fatto di ordinaria amministrazione: non possiamo assuefarci, altrimenti finiremmo col vivere in un Paese in cui la giustizia ha smarrito la sua ragion d'essere e si è fatta strumento improprio per perseguire finalità che non dovrebbero appartenere al suo orizzonte. Noi non consentiremo - afferma ancora Quagliariello - che in nome del popolo italiano la storia politica dei moderati e dei liberali che hanno fatto grande il Paese e l'hanno schierato dalla parte dell'Occidente e della libert…, venga riscritta sotto forma di 'romanzo criminalè. Noi sappiamo da dove veniamo, conosciamo la storia, sappiamo bene quali fossero nei primi anni Novanta le forze destinate al potere e quanto impegno sia stato profuso per evitare all'Italia il giogo di quegli eredi di Robespierre e del muro di Berlino che ancora nell'autunno del '93 dispiegavano nelle città d'Italia la loro potenza elettorale. A Marcello Dell'Utri - conclude - la mia convinta solidarietà».

LA SENTENZA Questo il testo integrale del dispositivo della sentenza emessa dalla seconda sezione penale della Corte d'appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, nei confronti del senatore Marcello Dell'Utri. «Visti gli articoli 150 cp, 530, 531 e 605 ccp; in riforma della sentenza del tribunale di Palermo dell'11 dicembre 2004 appellata da Cinà Gaetano e Dell'Utri Marcello ed incidentalmente dal procuratore della Repubblica di Palermo - si legge nella sentenza - si dichiara di non doversi procedere nei confronti di Cinà Gaetano, in ordine ai reati ascrittigli perchè estinti per morte del reo. Assorbita l'imputazione ascritta al capo A della rubrica di quella in cui al capo B, assolve Dell'Utri Marcello, dal reato ascrittogli, limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoche successiva al 1992, perchè il fatto non sussiste e per l'effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni sette di reclusione. Conferma nel resto l'appellata sentenza. Condanna - proseguono i giudici - Dell'Utri Marcello alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite Provincia regionale di Palermo e Comune di Palermo che si liquidano per ciascuna di esse in complessivi euro 7.000 oltre spese generali, Iva e Cpa come per legge. Indica - conclude la sentenza - in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione».

LE TAPPE DEL PROCESSO LUNGO 16 ANNI Era marzo 1994 quando il nome di Marcello Dell'Utri, all'epoca amministratore delegato di Publitalia, venne messo in relazione con ambienti di mafia. Ne aveva parlato ai magistrati di Caltanissetta il pentito Salvatore Cancemi aprendo uno scenario nuovo sui rapporti tra Cosa nostra, la finanza e la politica: da poche settimane Silvio Berlusconi aveva annunciato la sua «discesa in campo» con Forza Italia. La dichiarazione di Cancemi è stato il primo passo di una vicenda giudiziaria che arriva alla sentenza d'appello dopo 16 anni. Dopo oltre due anni di indagini il 26 giugno 1996 Dell'Utri viene sentito per oltre 11 ore: una «maratona», come fu definita dai giornali, servita a delineare il quadro dell'inchiesta. Da un lato le accuse di vari collaboratori di giustizia, che nel tempo sono diventati 35, e dall'altro la smentita ferma e vigorosa dell'indagato. Per Dell'Utri il rinvio a giudizio sarebbe arrivato il 19 maggio 1997 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E con lui fu rinviato a giudizio anche Gaetano Cinà, che intanto era stato arrestato. Il processo di primo grado si è aperto il 5 novembre 1997: oltre tre anni dopo l'iscrizione di Dell'Utri nel registro degli indagati. E ci sono voluti altri sette anni per arrivare alla sentenza al termine di un lungo dibattimento (256 udienze) passato attraverso l'esame di 270 tra pentiti, testimoni e consulenti. Tra i testi da sentire c'era anche Berlusconi. Ma una volta (11 luglio 2002) il premier ha fatto sapere di avere impegni di governo e successivamente (26 novembre 2002) si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'otto giugno 2004 i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo hanno chiesto la condanna di Dell'Utri a 11 anni e di Cinà a sette. Dopo 12 giorni di camera di consiglio, il tribunale (presidente Leonardo Guarnotta) ha emesso la sentenza: nove anni al senatore, sette a Cinà. Per entrambi anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e due anni di libertà vigilata. Il processo d'appello è cominciato il 30 giugno 2006 davanti alla corte presieduta da Claudio Dall'Acqa (a latere Sergio La Commare e Salvatore Barresi). Dell'Utri è rimasto l'unico imputato: Gaetano Cinà, l'uomo che lo avrebbe messo in contatto con Vittorio Mangano, era morto il 28 febbraio 2006 all'età di 72 anni. Il dibattimento era ormai avviato verso la conclusione quando il 17 settembre 2009 il pg Antonio Gatto ha chiesto la citazione di Massimo Ciancimino che sulle tracce del padre Vito aveva cominciato a fare dichiarazioni sui rapporti tra mafia e politica. La corte però non ha accolto la richiesta dell'accusa. Oltre a essere un teste «contraddittorio» Massimo Ciancimino non è, hanno scritto i giudici, «di utile rilievo e apprezzamento processualè. Il dibattimento, però, è stato riaperto per sentire il nuovo collaborante Gaspare Spatuzza che nell'udienza del 4 dicembre 2009 a Torino ha parlato sia di Dell'Utri che di Berlusconi. Spatuzza ha riferito confidenze dei boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano. L'11 dicembre 2009 il primo si è rifiutato di rispondere e l'altro ha smentito Spatuzza. Il 19 marzo 2010 è ripresa la requisitoria del pg, sospesa per i nuovi interrogatori, che si è conclusa il 16 aprile con la richiesta di condanna per Dell'Utri a 11 anni di reclusione. Quello che l'accusa ha chiesto, nelle repliche del 24 giugno, era un giudizio »storico« sui rapporti tra mafia e politica. »Qui non si fa la storia - ha ribattuto il difensore Alessandro Sammarco - ma si giudica un imputato«. La Corte non ha preso in considerazione la ricostruzione di Spatuzza, assolvendo Dell'Utri per le condotte successive al 1992, ma lo ha condannato egualmente a sette anni di reclusione per i rapporti che il parlamentare avrebbe intrattenuto in precedenza con esponenti mafiosi.

leggo.it


Commenti

michele longhi
30 Giugno 2010

Peccato, è così bravo che, avrebbe meritato di più (anni).


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